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federica palumbo torin305Da zero a cento in… 700 punti. Questa è la misura dell’accelerazione che Federica Palumbo (US Sangiorgese, al centro del podio tricolore nella foto Fidal/Colombo) ha dato alla sua carriera sportiva in una sola stagione, impreziosita dalla prima maglia azzurra e, soprattutto, dalla prima maglia tricolore nell’eptathlon. Con la vittoria ai Campionati Italiani Assoluti di Torino (sabato 24 e domenica 25 luglio) l’astro nascente delle prove multiple allenato da Carlo Giulioni, ha portato a termine una stagione “mostruosa” in cui è passata dai 4694 punti del 2014 ai 5385 punti con cui ha conquistato l’oro agli Italiani 2015.

«Beh sì, è stata la stagione perfetta questa, meglio di quanto avevamo preventivato. Speriamo non sia l’unica!» si preoccupa subito la 20enne di Cerro Maggiore, che sportivamente però vive a San Giorgio su Legnano dove, oltre ad allenarsi, è impegnata anche come preparatrice atletica della locale squadra di basket.

L’atleta che visse due volte, Federica. Anzi tre. La prima vita è quella di una brava atleta di talento che riesce a conquistare la maglia azzurra juniores nell’eptathlon. La seconda è quella che, conclusa la scuola nel 2014, rivoluziona completamente le sue giornate. Lo studio alla facoltà di Scienze Motorie le permette di iniziare a doppiare gli allenamenti e, con una crescita incredibile, la porta a conquistare la nazionale assoluta e la maglia tricolore. La terza è quella che dovrà scrivere da Torino in poi.

A proposito di Torino e scrittura, come ci si trova nel ruolo di campionessa? Già iniziato a fare autografi, selfie? «Ma no, ma quale campionessa?! – si schermisce Federica – Però sì, a Torino alcuni bambini, carinissimi, mi hanno chiesto l’autografo. Mi hanno un po’ spiazzato perché non so ancora come firmare, non mi sono preparata…». Ecco, una preoccupazione in più per la prossima stagione. Prima del futuro restiamo però a Torino: qualche lacrima? «Ho pianto per tre giorni, impossibile non farlo – ammette candida – E’ stata una grandissima emozione ripensando a tutta la strada fatta». Sette gare, sette sfide, una vittoria. Fissiamo tre passaggi cruciali nella due giorni torinese. «Senza dubbio i 100 hs: era importante partire con il piede giusto e il 14.20 (pb) mi ha dato la carica giusta per iniziare. Poi il giavellotto: il 42.55 (pb) è stato un lancio un po’ ignorante ma mi è piaciuto. Infine gli 800: il mio obiettivo era fare la miglior prestazione 2015 (che era di Laura Oberto con 5348 punti, ndr), sono partita un po’ kamikaze e ho corso da sola». Per la cronaca, con 2:18.76 ha tagliato per prima il traguardo, la conclusione ideale di ogni gara di prove multiple.

Passati i festeggiamenti, finite le vacanze (viaggio all’Isola d’Elba con la super amica e compagna d’allenamenti Sara Jemai, tricolore del giavellotto), è già tempo di guardare alla stagione 2016. «Con Carlo e con Nicola Lux, che mi segue per gli ostacoli, abbiamo già rivisto la preparazione 2016 e focalizzato i nuovi obiettivi. Sono felice ma non sono certo appagata! Quest’anno abbiamo lavorato tantissimo ma io ho già tanta voglia di lavorare ancora di più. Sicuramente l’anno prossimo aumenteremo un po’ i pesi, sono ancora un po’ esile come eptatleta. Lo schema invece resterà lo stesso: tanti lavori tecnici al mattino e corsa al pomeriggio».

Ora però c’è anche da correr dietro ai libri: «Adesso devo mettermi un po’ sotto con Scienze Motorie, molti esami erano a luglio ma io ho preferito preparare i Campionati Italiani». Come darle torto? Felice e vincente.

DAVI.VIGA.

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