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Nuovo appuntamento con la nostra nuova rubrica, alla scoperta della storia "da atleta" di alcuni degli allenatori e allenatrici che incontriamo sui campi di gara. "Scopri il coach" è il posto dove raccontare e "far raccontare" gli allenatori dell'atletica milanese. Oggi andiamo a conoscere Eugenio Ferrara. Buona lettura.

(Invitiamo tutte le società milanesi a segnalarci i loro allenatori dal passato "glorioso": Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).


Eugenio Ferrara, 52 anni, è allenatore dell'Atletica Cesano Maderno. Prima di iniziare ad allenare, tre anni fa, Eugenio è stato un grande interprete degli 800 e dei 1500 metri tra la fine degli anni '80 e i primi 90, ovvero nel periodo d'oro del mezzofondo italiano. Nato nell'Atletica Cesano, cresciuto nella Snia e poi consacratosi nella Snam di San Donato Milanese, ha incrociato i suoi "chiodi" con alcuni dei più grandi atleti italiani: Andrea Benvenuti, Giuseppe D'Urso, Alessandro Lambruschini, Stefano Mei. Il suo gruppo di riferimento era quello che faceva capo a coach Claudio Valisa, e che aveva in Gennaro Di Napoli la sua massima espressione. Più volte sul podio nei Campionati Italiani Assoluti outdoor e indoor, ha raggiunto l'apice della sua carriera in occasione dei Campionati Europei Indoor di Genova 1992. Nella sua unica maglia azzurra assoluta, realizzò in batteria il suo primato indoor nei 1500 metri con 3:42.68, per poi chiudere all'8° posto nella finale. Nel 1991 aveva realizzato il minimo di partecipazione per negli 800 metri per i Mondiali Indoor di Siviglia, ma non venne poi convocato. 

coach ferrara

1. Come e perché hai iniziato a fare atletica?

Ho iniziato per necessità. Nel 1978 sono stato ricoverato in ospedale per due mesi per reumatismi nel sangue. Allora mi consigliarono di fare ginnastica per riacquistare l'uso delle gambe, e così mi sono ritrovato nella palestra dell'Atletica Cesano Maderno insieme a mia sorella, mia cugina Ornella, poi diventata maratoneta (bronzo mondiale a Goteborg 1995, ndr) e mio cugino. Ho fatto la mia prima campestre dopo circa 4 mesi di allenamento, e non poteva capitarmi gara migliore, la mitica Cinque Mulini, sotto un diluvio universale, e con mia mamma che non voleva che mi ammalssi nuovamente. Sono arrivato 31° e mi sono innamorato.

2. Come e quando hai scoperto la tua specialità?

Il mio idolo è stato Mariano Scartezzini, vedendolo correre in tv mi affascianava tantissimo. In società, poi, avevo come presidente Vittorio Maggioni, più volte azzurro, e il mitico Luigi Pelliccioli, specialista nelle campestri, presente a tutte le gare con i suoi aneddoti e cosigli su come correre. Ho fatto tutta la trafila: Ragazzo, Cadetto, Allievo, spaziando dalle campestri alle gare su strada, come dovrebbe essere. Da Junior ci abbiamo provato più seriamente, e sono arrivati i risultati.

Ho avuto la fortuna di aver avuto tre grandi allenatori. Il primo, Bruno Poserina, la persona giusta per me, che mi ha accompagnato fino alla categoria Cadetto facendomi spaziare dai 600 fino alle gare sui 2000 metri, facendomi però provare un po' tutte le specialità, salti e lanci, ma non con lo stesso successo.

Da Allievo (in maglia Snia) sono passato sotto la guida del prof. Piero Damonte, con cui è sbocciato l'amore per gli 800 metri. E' iniziata la mia crescita, passo dopo passo. Ho pensato anche di smettere, ma lui è stato bravo a insistere insieme al grande dirigente Franco Sar. Questo è stato il momento in cui ho scelto la mia gara. Poi è arrivato Claudio Valisa e il gruppo di San Donato Milanese.

3. Qual è la gara a cui sei più affezionato?

Ne ricordo parecchie con piacere, ma se devo scegliere, scelgo quella dei Campionati Italiani di Società indoor, dove nei 1500 metri vinsi battendo in volata il grande Alessandro Lambruschini. E non la ricordo perché ho vinto, ma per come l'avevo preparata e vissuta.

4. Cosa ti ha insegnato e lasciato l’atletica?

Mi ha sicuramente lasciato delle esperienze bellissime, fatte di persone vere e situazioni che mi sono poi servite con il prosieguo della mia vita. Era sicuramente un'altra atletica. Ho avuto la fortuna di gareggiare e allenarmi con gente che ha vinto tutto quello che si poteva vincere (Europei, Mondiali, Olimpiadi - foto sotto), di condividere raduni lontano da casa con grandissimi campioni e persone fantastiche con cui mi sono potuto confrontare. Sono orgoglioso di esserci riuscito. Da fuori, non ci si rende conto di cosa si deve fare per poter raggiungere risultati importanti. Dalla gara di paese a quella internazionale, dove imparai a rispettare tutti i miei avversari, nessuno escluso. Perché la fatica è la stessa, i sogni sono gli stessi e la strada è una: crederci sempre.

5. È stato difficile smettere con le gare e l’agonismo?

Ho smesso per un infortunio al tendine. Ho scelto di non farmi operare: scelta opinabile, con il senno di poi. Mi sono trovato fuori dal mio mondo in un attimo, quando non servi più ti lasciano al tuo destino, la storia è piena di atleti abbandonati. Qui forse la Federazione ha ancora molto da lavorare. La mia personalità e le esperienze passate mi sono servite nella vita. Con il gruppo di allenamento della Snam sono ancora in contatto, mentre con Gennaro di Napoli e Stefano Parma, assidui compagni di allenamento, ho stretto una solida amicizia.

6. Quando e perché hai scelto di diventare un allenatore?

Sono rientrato tre anni fa nel mondo dell'atletica sotto l'insistenza della mia ex suocera (Santa Guerini, ndr), persona stupenda e anima dell'Atletica Cesano Maderno, e di Luca Caffù, il presidente, per aiutarli con i più grandicelli, ed è tornato l'amore per questo sport.

7. Cosa ti piace nell’essere un allenatore?

Ho avuto la fortuna di iniziare con gli Esordienti 2009-2010, bimbi meravigliosi, attenti ed educati. Mi sono sentito importante per loro, un punto di riferimento. Qui ho capito che il mio bagaglio sportivo avrei voluto condividerlo con loro, cercando di farlo nel migliore dei modi.

8. Cosa insegni per prima cosa ai tuoi atleti?

Le nostre regole sono divertirsi, rispettarsi e dare sempre il massimo in gara, ognuno secondo le proprie capacità. Perché in atletica non ci sono scorciatoie: l'onestà e il lavoro pagano sempre. Queste sono le regole di vita che io voglio fargli arrivare.

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