Utilizziamo i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione sulle pagine di questo sito. Per vedere quali cookie utilizziamo e quali sono di terze parti visita la nostra pagina dedicata. Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

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Chiudiamo qui le nostro cronache esclusive del 24° Campionato Europeo di Corsa Campestre di Samorin (Slovacchia). Nell'invitarvi a leggere con gusto le righe dell'augusto Daniele Perboni, ne approfittiamo per ringraziare il collega che, per puro spirito di amicizia e passione sportiva, ha voluto condividere con noi per voi, gratis et amore dei, i suoi diari slovacchi. Buona lettura. 


Otto, forse qualcosa di più…, antimeridiane di domenica mattina. Usciamo dall’albergo e veniamo investiti da aria gelida, quasi ci fosse passato accanto un tir d’incudini. Con rimorchio. Vabbé, siamo un poco più a nord della pianura Padana… Non ci hanno mandato ai lavori forzati, abbiamo scelto con largo anticipo di esserci. Volontariamente. Per nulla al mondo volevamo perderci cotanta umanità. Un paio di chilometri ed eccoci al campo gara. Perfettamente in orario. Regolarmente accreditati, il nostro nome non compare sugli scranni della tribuna stampa. Che ci frega, siamo abituati alla guerrilla fra inviati. Il primo che arriva si accomoda e se lascia il posto, anche per un secondo, il buco in trincea viene immediatamente occupato. Giornalista? Blogger? Fotografo? Imbucato? Vallo a sapere. Quello lì se ne frega… E allora vai con l’anarchia. Non chiediamo di meglio. Tutto ciò ci permette di entrare di straforo nella zona (calda, caldissima, con tanto di caminetto) riservata ai vip. Mangi, bevi, chiacchieri, trovi gente che non c'entra nulla con l’atletica. Ma non sono vip? E allora di che ti lamenti, tu che non sei che un peones dell’informazione. Anche se bazzichi l’ambiente da almeno trent’anni. Così va il mondo: all’arrembaggio.

E mentre il freddo morde anche sotto i caldi panni, irrigidendo quelle parti impronunziabili (i piedi cosa avete capito maligni che non siete altro), ti agiti alla ricerca di qualche notizia dei ragazzi con la maglia azzurra. Su e giù per la tribuna, come avessi ancora vent’anni. Soddisfazioni? Poche. Come ormai saprete, cari lettori quattro (o cinque, sei, sette, mille?) la spedizione capitanata da Stefano Baldini torna a casa con due medaglie: il bronzo individuale di Yeman Crippa e l’argento a squadre juniores. Fra queste anche la diciannovenne Micol Majori. L’altro meneghino, Luca Alfieri, ha tagliato il traguardo in 19° posizione, settimo a squadre. Bene, eccovi informati dei risultati degli atleti milanesi. Potremmo, dunque, chiudere qui il discorso. Ma dato che il contratto steso con il Viga prevede infinite clausole capestro, pensiamo di continuare a saziarvi (o infastidirvi, fate voi) con la nostra presenza.

Ore dodici spaccate. Decidiamo che non è più il caso di soffrire invano. Ormai abbiamo ingurgitato di tutto, anche un caffè ghiacciato lasciatoci in tribuna da gentilissime ragazze dell’organizzazione, a cui desideriamo fare un plauso. Tutto è filato alla perfezione. Tutti gentili, accomodanti e sorridenti, nonostante qualche vaffa lanciato al cielo. Abbandoniamo al loro destino i ragazzi della staffetta mista e con il vento in poppa voliamo verso il centro stampa: 24 gradi la temperatura interna. Un baleno e siamo in maniche di camicia. Lo sappiamo, non è un bel vedere, ma che ci importa? Abbiamo tutti già trovato moglie. Qualcuno anche due. Quindi che ci frega? Seduti comodamente commentiamo, critichiamo, elogiamo, cazzeggiamo davanti allo schermo che manda in mondovisione (sarà poi vero?) le undici squadre impegnate nella staffetta mista, dove vince la Gran Bretagna con l’Italia sesta. Ore 13,30. La fame morde, anche se in questi giorni non abbiamo fatto altro che mangiare, dormire, scrivere, passeggiare, mangiare, dormire, incazzarci per le camere non rifatte, guardare Inter-Juventus (e non divertirci affatto, meglio, molto meglio una partita di rugby…), mangiare, ri incazzarci con qualcuno dell’ufficio stampa federale (per fatti che non riguardano la manifestazione), dormire, bere e vaiiiiiii…

Insomma, avrete capito che ci siamo divertiti. Ed è per questo che siamo sempre presenti, anche se il conto in banca non cresce affatto, anzi… Che volete farci il Viga è un tal taccagno che tre genovesi e quattro scozzesi gli fanno un baffo. E mentre stiamo attaccando un pezzo di carne condito con del pesce, quattro patate, tre formaggini e una birra scura, ecco che arriva il messaggio di un altro capo. Chiede un pezzo per il web, quello tutto rosa. Ma non poteva pensarci prima? E allora si riparte. Tutto giù nel sacco intestinale e via di nuovo nel gelo della tundra per un'altra maratona letteraria. È così, cari lettori che sono germogliate queste righe.

Ora, però, basta davvero! Ciao.

Daniele Perboni

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La formazione femminile juniores d'argento con Micol Majori (2° da sx) - foto FIDAL/Colombo

 

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