Utilizziamo i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione sulle pagine di questo sito. Per vedere quali cookie utilizziamo e quali sono di terze parti visita la nostra pagina dedicata. Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

1arena 2XXVAPRILE

C’era un tempo in cui, nell’atletica femminile, dopo una certa distanza, gli 800 metri, c’erano le colonne d’Ercole e poi l’ignoto. Un inqualificabile maschilismo, lo stesso che aveva relegato la parte dolce dell’universo al ruolo di sesso debole, aveva deciso che la donna non era adatta a compiti faticosi e quindi, nella pratica sportiva, non poteva sopportare le discipline con maggior dispendio d’energie, come ad esempio il fondo. Poi arrivò Paola Pigni da Milano. E l’atletica femminile colmò il gap culturale, parificandosi a quella degli uomini. Il tutto avvenne all’Arena di Milano, una sera calda di luglio, 37 anni fa.

 

 

 

PAOLA PIGNI E IL RECORD DEI 1500 ALL’ARENA DI MILANO: 2 LUGLIO 1969


Paola Pigni, la prima atleta italiana a correre i 1500 metri, è nata a Milano il 30 dicembre del 1945. Mezzofondista naturale, dovette avvicinarsi all’atletica come velocista, dato che le distanze lunghe, in quanto donna, le erano precluse. Incontrò sulla sua strada Renzo Testa, maestro di passione prima ancora che di atletica, il quale le insegnò, in quella fucina della velocità che era lo Sport Club Italia, l’arte della corsa veloce. Poi furono il marito Cacchi e l’allenatore Lydiard a metterla sulla strada giusta, a migliorarne la corsa sgraziata ma potente, a permetterle, in un mezzofondo pionieristico, di centrare ben tre record del mondo: 9’09”2 nei 3000 metri, 4’29”5 nel miglio e poi, all’Arena, il 4’12”4 nei 1500 metri. E di coronare una carriera di livello mondiale.
Il cui picco fu all’Olimpiade di Monaco 1972. L’anno prima, Paola Pigni, sposata Cacchi, aveva dato alla luce la figlia Chiara e poi, per non perdere nemmeno un minuto, aveva ripreso gli allenamenti. Oggi si direbbe che aveva fatto una maternità da vera professionista, partorendo a marzo 71 per essere poi al top nel settembre dell’anno dopo, in vista delle Olimpiadi. In quella edizione, funestata da Settembre Nero e dalla morte degli atleti israeliani, Paola Pigni conquistò un bronzo, correndo, insieme alla sovietica Lyudmila Bragina e alla tedesca dell’est Gunhild Hoffmeister, una delle gare più emozionanti della storia dell’atletica leggera femminile. Scrisse Stefano Jacomuzzi: “La Bragina lascia che siano le altre a guidare e resta nel gruppo, guardata a vista dalla Pigni. Ai 700 aumenta il ritmo, passa in testa, decisa a staccare tutte. La Pigni le si incolla dietro, ma poi la lascia andare, per non rompersi. Nessuno ferma la Bragina e chi tenta di starle dietro, resta incenerita come l’olandese Keizer; conviene lasciarla andare, visto che è decisa a fare un altro record di altri 4”. La Pigni sul rettilineo finale è quinta, ma lanciatissima: supera la Keizer, l’olandese spompata, supera anche l’inglese Carey e si avvicina alla tedesca orientale Hoffmaister, ma avrebbe bisogno ancora di 2 m per raggiungerla, e invece il filo è lì. Le resta dietro per un decimo di secondo, il tempo di uno sguardo.” Per la Pigni sarà primato italiano, che durerà sei anni.
Ma torniamo alla serata magica dell’Arena e riviviamola nelle parole di Alfredo Berra sulla Gazzetta dello Sport il giorno 3 luglio 1969. La rivale è l’olandese Gommers, la cornice è la Notturna di Milano, organizzata, tra gli altri, dalla Snia.

 “Forse una delle più belle gare di mezzofondo, comprese quelle degli uomini, decreta il successo alle 21,40, cioè a metà dello svolgimento, della prima Notturna di Milano, organizzata dalla Snia, dalla San Pellegrino e dalla ‘Gazzetta’.
Paola Pigni di ventiquattro anni, impiegata alla Bielloni, del Circolo Giuliano Dalmata, che si allena nei ritagli di tempo con il prof. Cacchi, dopo trentasei anni da Beccali, ottiene un nuovo record mondiale sui 1500 metri per l’Italia correndo in 4’12”4 e vincendo un duello spaventoso con la feroce governante olandese Gommers, medaglia d’argento al Messico, strabattuta in 4’15”00.
Raccontiamo subito. Pigni via caparbia, ma la Gommers che ha una corsa simile alla sua anche se è di proporzioni leggermente più ridotte, passa ai 250.
Ai 400 in 64”4. Pigni segue a due metri e mezzo. Si va così fino agli 800 in 2’15”8 e l’azzurra si prepara. La coppia è carica e nervosa. Pigni scavalca l’avversaria venti metri prima dell’ultimo giro, cioè ai 1080.
La Gommers reagisce ai 1200 (3’25”) ma la Pigni riparte di là, respingendo l’ulteriore attacco della Gommers all’ultima curva.
Sulla retta la Pigni è regina. Dopo appare freschissima. Oramai sono 20 000 e più sugli spalti.
Ciò reca all’apogeo lo spettacolo che per noi era già iniziato molto bene con il 65,62 di De Boni, record del martello, davanti a Lovasz e con Frinolli a 50”2 tranquillo sui 400 ostacoli.
E ciò consente di sopportare la sconfitta di Ottoz, evidentemente sfiancato, sui 110 contro il 13”3 del formidabile Davenport che piazza un progressivo assoluto.
Per noi la serata si conclude, felicemente, prima delle staffette passate un po’ sotto silenzio, con la grande vittoria di Renato Dionisi sul primatista del mondo John Pennel, arrivato ieri mattina dopo un lungo viaggio e trovatosi in gara con le gambe indurite dalla fatica e dal freddo. I due si ritroveranno a Zurigo domani ed il dialogo continuerà in chiave mondiale. Un elogio ancora alla 4x400 della Snia che ha raggiunto il primato italiano di società con 3’9”2 ponendo una base per la staffetta azzurra che dovrà abbassare l’ormai vecchio, visto il tono dei nostri quattrocentisti, record del Messico.”

Di seguito la foto di Paola Pigni e Maria Gommers all'arrivo.

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