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palasport crolloSincronizzate gli orologi e la memoria. In questo sabato 17 gennaio 2015, quando a Milano si alternano pioggia e sole che non ci si sa come vestire, oggi ricorre il triste e squallido trentesimo anniversario del crollo, causa nevicata apocalittica, del Palasport di San Siro, il "Palazzone" che per 9 anni fu capitale dello sport meneghino al coperto (nella foto a destra, archivio Corriere della Sera). La tristezza viene dall'aver perduto un polo sportivo in grado di accogliere e calamitare migliaia di spettatori. Lo squallore è invece nel constatare che, tre decadi dopo, Milano non ha mai più colmato quel buco e il Palazzone, a San Siro, non è più risorto.

Sotto la nevicata del 1985 crollò anche la nostra atletica indoor, nostra milanese, che aveva vissuto il suo apice in due Campionati europei indoor, nel 1978 e nel 1982, con tanto di record del mondo di salto in alto (il ventralista Vladimir Yaschenko con 2.35 nel '78) e le vittorie di Pietro Mennea e Sara Simeoni. In mezzo tanti meeting, il record mondiale di Carlo Grippo negli 800 metri (1:46.37), gare e allenamenti per tutta l'atletica milanese e non. Dopo quel 17 gennaio, Milano salutò definitivamente l'attività al coperto.

Allora la sua pista con l'anello a 4 corsie rosse in legno cominciò a girare in cerca di casa, anzi di un tetto. Finì a Lodi in un linificio dismesso (nei primissimi '90) dove si andava far allenamenti e a correre i campionati regionali; poi emigrò a Castellanza (Va) in un padiglione gelido che però seppe ritagliarsi qualche campionato nazionale junior e promesse sul finire degli anni '90. Poi sparì.

E insieme alla gloriosa pista milanese è sparita quasi tutta l'atletica indoor che invece era florida dalle nostre parti, dagli anni '70 ai primi 2000. Si poteva correre al coperto a Torino, risorta una tantum per gli Europei del 2009 (ma era la pista genovese). Si correva tantissimo a Genova, con tanto di Campionati Europei nel 1992 dove nei 400 metri fu secondo il nostro, milanesissimo Andrea Nuti. Oggi Genova funziona a singhiozzo, nella speranza che le inondazioni finiscano e possa tornare a essere la capitale dell'atletica con le curve sopraelevate. C'era posto pure a Verona negli anni '90, anello a 4 corsie ospitato in un padiglione della fiera scaligera.

Oggi, e ringraziamo il cielo (non quello che manda la neve), abbiamo il palazzetto di Padova, bello come una bomboniera ma grande come un confetto. Che però pare un gigante a confronto dei lillipuziani Saronno, Bergamo e Castenedolo, le uniche palestre-corridoio dove l'atletica lombarda (e molta del nord Italia) si ritrova per correre veloce i 60 metri o al massimo saltare.

A proposito di saltare. Questo pomeriggio a Saronno (che quasi Milano è, prefisso 02) è in programma una gara indoor di lungo femminile. Una settantina le iscritte, 3 gruppi, con quello delle migliori che entrerà in gara alle 20.30. Quando si dice un sabato sera sportivo. E' da questi numeri che si vede quanto stia stretta l'atletica milanese e lombarda al chiuso. E la colpa è tutta di quella nevicata di 30 anni fa. Solo colpa sua, giusto?

DAVI.VIGA.

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