marcia roma 2E venne il giorno in cui il messia del secondo millennio parlò alle genti e queste, estasiate, assistettero alla rinascita della carne. Sotto il cielo di Roma la favola del figliol prodigo riprese vita e regalò agli adepti del tacco e punta, nuova religione scoperta grazie al biondo (pardon biondi) redivivo, un magnifico, e per nulla scontato, successo.

Seriamente, siamo sinceramente felici per il frutto raccolto sulle strade romane e sulla pista del vecchio stadiolo delle terme di Caracalla. Una maglia azzurra (Alex Schwazer) sul gradino piùalto del podio. E tutta la squadra (oltre a Schwazer è d’obbligo citare Marco De Luca, quarto, Teodorico Caporaso, quinto, Matteo Giupponi, ottavo e vittima della sua esuberanza, Federico Tontodonati, tredicesimo) è stata fautrice di un successo che alla vigilia forse nessuno aveva messo in conto. Come si può definire un ordine d’arrivo che contempla quattro azzurri nei primi dieci? Una boccata di miele che mitiga l’amarezza della giornata di apertura. Ora lasciamo le polemiche e pensiamo seriamente all’atletica agonistica, quella che parla con i tempi e i centimetri.

Alla fine Schwazer non si è sottratto alle interviste di rito e, come avevamo previsto, la folla di cronisti lo ha braccato inesorabilmente. A tutti e quattro i lettori lasciamo la lettura della rassegna stampa di domani o la consultazione dei siti, Fidal in testa.

Queste alcune delle parole di Alex: «La gara èstata un po’ strana, all’inizio non si trovava un ritmo, quindi ho semplicemente continuato sul mio di ritmo. Non mi sembrava troppo esagerato, anzi abbastanza tranquillo. Alla fine, quindi, è andata molto bene e sono molto, molto soddisfatto».

Unica pecca o, se credete, una caduta di stile. Alla domanda di un giornalista Rai in cui chiedeva se era ancora dell’idea di squalificare a vita chi si è dopato ha così risposto: «Se li squalificavano a vita io non avrei avuto il bisogno di doparmi». Interpretazione nostra: tu rubi, rubo anch’io. No caro Alex, non ci siamo. Non ci si dopa e basta! Non puoi continuamente addossare la responsabilità delle tue debolezze agli altri. Sei grande ormai, maggiorenne e vaccinato. Il libero arbitrio ti è concesso. Non siamo governati dalla santa inquisizione.

E mentre dal finestrino del treno vediamo scorrere i verdi pascoli dell’agro romano (e rieccolo con quel plurale maiestatis…) vi salutiamo con il canonico “pace e bene”.

No, un momento, cambiamo finale. Ci riteniamo abbastanza laici e soprattutto assolutamente atei per chiudere con l’affermazione di Jared Tallent, australiano secondo classificato. «Ancora una volta ha vinto chi non è così…». A voi le parole finali. Ogni interpretazione èuna libera scelta. Proprio come quella lasciata a suo tempo al nuovo messia.

Amen.

Daniele Perboni

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